Speranza: “Covid seconda ondata non è certa ma possibile”

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Coronavirus, Bruce Beutler l’immunologo premio Nobel: “Covid Seconda ondata non ci sarà

Ci vuole misura nelle nostre affermazioni e non dobbiamo mai dare dichiarazioni contraddittorie ai cittadini. Una seconda ondata o una recrudescenza è possibile. L’intervista di ieri di Anthony Fauci è molto chiara. Le nostre decisioni sono orientate sulla base di criteri di verifica e di parametri severi. L’epidemia non è conclusa, ci sono ancora focolai attivi, il virus continua a circolare. Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento alla Camera sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento della diffusione del nuovo coronavirus.

“C’è una costante: aumentano i guariti – spiega ancora il ministro -, si riduce la curva del contagio, molte regioni sono a zero o prossime allo zero, diminuiscono i deceduti. L’indice Rt è in tutta Italia sotto la soglia di 1. Sono dati oggettivamente incoraggianti che però continuano a rappresentare solo una parte della realtà”

“Le analisi – ha detto ancora – rilevano con la stessa chiarezza due indicazioni ben precise che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. La prima: l’epidemia non si è conclusa, non è finita, ci sono ancora focolai di trasmissione attivi. La seconda: il virus, anche se in forma ridotta e con una prevalenza di casi asintomatici, continua a circolare. Questi due dati, altrettanto oggettivi come quelli positivi che ho precedentemente richiamato – ha sottolineato il ministro – ci devono invitare ad una convinta e responsabile ulteriore prudenza. Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto. Perché ‘convivendo’ con il Covid, in una situazione in cui aumentano le attività e si liberalizzano gli spostamenti, ne deriva inevitabilmente il moltiplicarsi delle probabilità di ‘incontrare’ il virus“.

“Per questo è ancora indispensabile il distanziamento, l’utilizzo delle mascherine, l’igiene personale, evitare gli assembramenti, restare a casa e avvisare il medico immediatamente ai primi sintomi – ha ricordato Speranza – Per questo bisogna continuare a rispettare rigorosamente le misure di quarantena. Per questo non bisogna abbassare la guardia nel rispetto dei protocolli di sicurezza definiti per la riapertura delle attività produttive, commerciali, e le altre attività autorizzate. Per questo bisogna continuare le attività di screening e contact tracing, anche con le nuove tecnologie e con l’analisi sierologica in corso”.

“Le misure adottate sono state sempre accompagnate da scelte difficilissime. Insieme ai sacrifici straordinari di milioni di italiane e di italiani, ci hanno permesso di piegare la curva del contagio. Non dobbiamo dimenticarlo mai. E’ con le misure che Governo e Regioni hanno adottato che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone, abbiamo alleggerito il peso insostenibile che arrivava sui nostri presidi sanitari e abbiamo sviluppato, giorno dopo giorno, le condizioni perché l’Italia potesse finalmente ripartire”, ha continuato il ministro, che ha aggiunto: “La riapertura delle scuole a settembre è la priorità assoluta dove concentrare la nostra attenzione e le nostre risorse”.

In ogni caso, aggiunge il ministro, “occorre tenere alto il numero dei tamponi effettuati, soprattutto per ricercare possibili focolai laddove il Covid ci ha fatto più male. Non bisogna esitare nemmeno un secondo a prendere nuovi provvedimenti rigorosi laddove se ne manifesti la necessità”.

“Come è evidente – ha continuato -, la prudenza resta per me la regola fondamentale perché non saremo definitivamente ‘sicuri’ senza il vaccino che è lo strumento principe per sconfiggere definitivamente questa pandemia. L’Italia in queste settimane è stata protagonista di una forte iniziativa in Europa. Insieme ai miei colleghi di Germania, Francia ed Olanda abbiamo costruito un’alleanza di testa che guiderà l’approvvigionamento del vaccino per tutti i Paesi Europei. L’Unione deve essere in grado di garantire, attraverso un processo equo e trasparente, che tutti possano avere accesso al vaccino”.

“Credo che da parte del Parlamento Italiano, da tutte le forze politiche, debba giungere un forte messaggio affinché il vaccino sia considerato un bene pubblico globale, un diritto di tutti e non un privilegio per pochi. Le settimane che verranno saranno decisive. Noi dobbiamo continuare a lavorare per tenere il Paese unito da Nord a Sud”, ha aggiunto il ministro.

Per Speranza, “serve un confronto a tutto campo, a partire dalle forze politiche presenti in Parlamento, con le tantissime preziose energie delle professioni sanitarie, del mondo scientifico, delle università, del volontariato e dell’associazionismo. Una forte sinergia istituzionale e sociale è la bussola che può consentirci di attraversare la terribile tempesta che, passo dopo passo, stiamo cercando di mettere alle nostre spalle”.

Dobbiamo chiudere definitivamente la stagione dei tagli – ha affermato -. Ogni euro speso per la salute è un investimento per il futuro del nostro Paese. In 5 mesi abbiamo investito più risorse degli ultimi 5 anni. Ma per me è solo l’inizio. Serviranno molte altre risorse, provenienti da tutti i livelli. E’ indispensabile subito intervenire per recuperare a pieno regime le attività ordinarie sospese negli ultimi mesi in cui la lotta al Covid 19 ha impegnato larghissima parte delle energie del Servizio sanitario nazionale e non ha consentito il regolare svolgimento di tutte le altre prestazioni che ora non sono più rinviabili”, ha sottolineato.

“Oltre alle risorse, saranno indispensabili le riforme – ha aggiunto Speranza -. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e adattare il nostro Servizio sanitario nazionale al tempo nuovo che viviamo. I mesi del Covid hanno dimostrato alcune debolezze del sistema su cui dobbiamo intervenire con coraggio. Abbiamo iniziato a farlo con il decreto rilancio che ha stanziato 3 miliardi e 250 milioni di euro, una cifra senza precedenti che consentirà di immettere nuova linfa nella sanità pubblica del nostro Paese”.

“Penso, prima di tutto, alla necessità di rafforzare la sanità sul territorio e di puntare sulla ricerca o ancora a nuove politiche per il personale – ha continuato il ministro -. Voglio fare un solo esempio che però a me sembra molto significativo: per 15 anni in Italia è stata vigente una legge che ha bloccato la spesa annuale per il personale sanitario alla cifra del 2004 meno 1,4%. Una norma, anzi una camicia di forza, frutto della stagione dei tagli e dell’austerità che vista con gli occhi di questi mesi appare figlia di un tempo che non c’è più, lontano anni luce dall’oggi. Basti pensare che solo in queste poche settimane le Regioni hanno assunto, con finanziamento centrale, 25.947 persone nel Ssn”.

“Uno dei nodi più rilevanti – ha aggiunto Speranza – riguarda gli spostamenti internazionali da e verso i Paesi extra Shengen. La mia opinione è che il quadro epidemiologico mondiale non offra ancora sufficienti garanzie per una apertura senza regole prudenziali già dal 15 giugno. I dati che arrivano da molte aree del mondo, in particolare dalle Americhe e dall’Oriente, segnalano una crescita preoccupante del contagio che non possiamo permetterci di sottovalutare. In Europa le cose vanno meglio. Ma il quadro globale è ancora molto complesso”.

“Io credo che tutti – l’appello di Speranza -, politica, mondo sanitario, scienziati, tanto più dopo un lungo lockdown, dobbiamo avere misura nelle nostre affermazioni e mai dare messaggi contraddittori ai nostri concittadini. Dentro diverse legittime valutazioni e ricerche scientifiche io credo che non dobbiamo alimentare una surreale divisione tra pessimisti e ottimisti. Una seconda ondata o una recrudescenza non è certa, ma è possibile. E quindi bisogna essere pronti”.

Coronavirus, l’immunologo premio Nobel: “Seconda ondata non ci sarà”

Speranza: "Covid seconda ondata non è certa ma possibile"
Bruce Beutler

“Nella maggior parte dei paesi europei e degli Stati Uniti, sembra che il tasso di nuovi casi e il tasso di mortalità stiano gradualmente diminuendo, anche se le persone hanno iniziato a uscire di nuovo, a tornare al lavoro e a interagire di più. Insieme ai lockdown, i cambiamenti nel comportamento (distanziamento sociale, uso di mascherine) sembrano aver avuto effetti protettivi. La popolazione non è così vulnerabile come all’inizio, quando nessuna di queste misure era stata intrapresa. Questo è vero, anche se attualmente solo una piccola percentuale della popolazione è stata infettata. Ma tutto ciò mi porta a pensare che non ci sarà una seconda ondata” di contagi da coronavirus. A dirlo all’AdnKronos Salute è Bruce Beutler, premio Nobel per la Medicina 2011. “Voglio comunque che si sappia che nessuno dovrebbe sentirsi ormai al sicuro. Senza una vigilanza continua, c’è la possibilità che i tassi di infezioni rimangano stabili o addirittura aumentino”.Beutler, attualmente direttore del Center for the Genetics of Host Defense dell UT Southwestern Medical Center di Dallas (Usa), ha vinto il prestigioso riconoscimento con i suoi colleghi Jules Hoffmann e Ralph Steinman, grazie al suo lavoro sulle cellule dendritiche e sul loro ruolo nell’immunità adattativa, con cui ha contribuito a svelare alcuni dei più importanti segreti del modo in cui il nostro organismo si difende dagli attacchi esterni attraverso, appunto, il sistema immunitario.

Secondo il premio Nobel, comunque, “tutte le misure di prevenzione di base che abbiamo implementato non basteranno ad eliminare completamente il virus, e la vita quotidiana per tutti rimarrà certamente più scomoda di prima. E’ molto probabile che solo un vaccino efficace sarà in grado di estinguere completamente la pandemia“.

Ma quando arriverà il vaccino? “Ci sono opinioni realistiche – ricorda Beutler – secondo cui il vaccino potrebbe essere prodotto su larga scala dall’inizio del prossimo anno. Tuttavia, non vi è alcuna certezza al riguardo”. E quando arriverà e potrà essere utilizzato, darà una protezione completa? “Questo non è ancora del tutto chiaro. Molti vaccini offrono una protezione di lunga durata (decenni o anche di più), altri proteggono solo per poco tempo. Ma poiché un vaccino non esiste ancora, non possiamo saperlo”.

Anche “le persone infettate che hanno avuto una forte risposta anticorpale – evidenzia l’immunologo – hanno probabilmente meno probabilità di contrarre la malattia una seconda volta e possono conferire ‘immunità di gregge’, proteggendo effettivamente gli altri, perché non sono più in grado di essere untori. Ma come per la domanda sul vaccino, non c’è ancora abbastanza esperienza per conoscere il grado o la durata dell’immunità“.

Altro tema ‘caldo’ di questi giorni: gli asintomatici possono infettare gli altri? “Sì – assicura il premio Nobel – tuttavia, una persona asintomatica è probabilmente meno infettiva di una sintomatica. Indubbiamente, inoltre, molte persone hanno avuto l’infezione da Covid-19 e si sono riprese, non sono mai state diagnosticate”. Esiste la possibilità di un danno a lungo termine per i pazienti che guariscono dall’infezione? “Nelle persone gravemente colpite che sopravvivono all’infezione, il danno polmonare può essere permanente e invalidante”. Secondo Beutler, infine, è “sicuro che sia possibile essere infettati anche all’aperto, anche se la probabilità è notevolmente inferiore rispetto a uno spazio chiuso”.

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