Covid19 – Oms e l’influenza spagnola come esempio? Differenze sostanziali

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Un aspetto centrale, che caratterizza la comunità scientifica è o dovrebbe essere la responsabilità sociale, ma anche il principio di precauzione nell’era Covid19

La dialettica o il confronto acceso tra esperti o presunti tali avviene su chi sostiene il ritorno dell’infezione virale, in autunno e chi invece lo nega. Questo genera confusione tra i cittadini.  Chiude il cerchio, la posizione di OMS sulla somiglianza, tra il ciclo del coronavirus e quello di 100 anni fa dell’influenza spagnola.

La dichiarazione di Guerra direttore OMS, sull’influenza spagnola: andò giù in estate e riprese ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata”. 

Utile osservare le differenze, a questo punto, tra l’influenza spagnola e la recente del covid 19.  Storici della medicina considerano  l’influenza spagnola una delle tre epidemie umane più devastanti,  insieme alla peste di Giustiniano del VI secolo dopo Cristo e alla morte nera del XIV secolo. Un altro storico definì la “Spagnola“, come il più grande “olocausto medico” della storia.

I dati: si stima che la Spagnola abbia interessato 500 milioni d’individui e un totale di circa 50 milioni di morti. Fu chiamata “Spagnola “perché in America, dove scoppiò e in Francia vigeva la censura.  Per non demoralizzare la popolazione che viveva le angosce della guerra. La trasparenza nella diffusione delle informazioni convinse, che fosse la spagna, la nazione in cui l’epidemia era particolarmente virulenta e, a ritenere, a torto, che fosse il paese fonte del contagio. Da qui ne derivò il nome. La influenza spagnola ebbe origine nella contea di Haskell in Kansas. Successivamente si diffuse in tutto il mondo, “trasportato” il virus, dai movimenti di truppe nella prima guerra mondiale.

Covid19 - Oms e l’influenza spagnola come esempio? Differenze sostanziali

La vicenda è riportata dallo storico John Barry in “The Great Influenza. The Story of the Deadliest Pandemic in History”, che è uno dei libri più documentati. L’influenza spagnola scoppiò, in forma epidemica nella primavera del 1918 e ritornò in forma violenta in autunno. Il 60-70% delle morti avvenne, in un periodo incredibilmente breve di 14 o 15 settimane, tra la fine di settembre 1918 e l’inizio di gennaio 1919. Colpì in tre ondate successive e ravvicinate tra loro: primavera del 1918, la seconda nell’autunno 1918, la terza nei mesi invernali tra il 1918 e il 1919. La seconda ondata fu la più letale. In Italia comparì nel. maggio del 1918 in forma lieve, e già nell’estate arrivò la seconda ondata, quella più letale. Le autorità sanitarie sostenevano che era un’influenza. La spagnola esordiva con febbre alta, mal di gola, tosse secca, stanchezza, mal di testa, dolori agli arti, congiuntivite, ma poi i sintomi peggioravano e il malato cominciava a respirare con difficoltà, sanguinava dal naso, la sua pelle diventava viola, arrivava poi la mancanza  d’aria e il decesso.

Covid19 - Oms e l’influenza spagnola come esempio? Differenze sostanziali

Provvedimenti allora come oggi

Isolamento e quarantena si riuscirono ad applicare in modo completo solo nei campi militari. A fine agosto 2018 il ministero dell’interno deliberò il divieto di assembramento e la vigilanza sulla pulizia di strade, edifici pubblici. A ottobre furono chiusi le scuole, le chiese e i teatri, la sospensione delle riunioni pubbliche e proibizione di visita alle persone malate. Sconsigliati i viaggi in treno e le cerimonie religiose e i funerali, che successivamente vennero del tutto vietati. Sconsigliati anche gliabbracci, i baci e le strette di mano, scarseggiavano medici e infermieri. Difficoltà a trovare posti per i cadaveri nei cimiteri e anche gli operai addetti allo scavo dei fossi scarseggiano tanto, che si ricorre ai militari per trasportare i cadaveri.

Covid19 - Oms e l’influenza spagnola come esempio? Differenze sostanziali

I giornali predicavano calma e serenità d’animo. Intanto erano oltre cento i morti al giorno nelle grandi città. A Lodi morì il 22,8% dei ricoverati. Si sparse la voce che il chinino poteva funzionare anche, a scopo preventivo, ed esattamente come oggi scomparve dalle farmacie sottratto ai malati di malaria.

Le differenze invece tra coronavirus di oggi e virus della spagnola sono sostanziali.

La guerra, che amplificò gli effetti del contagio. Nel 1918 le mascherine erano semplici garze e i respiratori non esistevano.

Covid19 - Oms e l’influenza spagnola come esempio? Differenze sostanziali

Zero la possibilità di tracciare i contatti delle persone contagiate. La differenza più marcata era però la seguente:la maggiore mortalità, diversamente da oggi con il covid 19, che  si riscontra negli anziani (82 anni età media), la maggior parte dei morti per influenza spagnola nel mondo  riguardò persone sotto i 65 anni e soprattutto giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. S’ipotizzava che la protezione degli anziani derivasse all’esposizione alla pandemia influenzale del 1889-1890, causata da un virus simile a quello del 1918-19.

Il virus della spagnola, un virus influenzale, H1N1  fu scoperto  molti anni dopo attraverso  l’isolamento,  in un cadavere  congelato.  H1N1 proveniva da un virus, che colpiva gli uccelli e che compì il salto di specie, arrivando all’uomo. Il virus con cui abbiamo a che fare oggi è diverso, fa parte della famiglia dei coronavirus. Anche il coronavirus viene da un virus animale e poi ha infettato l’uomo. Il virus della spagnola scomparve dopo circa un anno nel nulla. Nessuno sa il perché nei decenni successivi non si ebbero più epidemie influenzali di quella gravità.

Infine le ricerche fin qui condotte indicano, che il coronavirus è relativamente stabile mentre il virus della spagnola, mutò molto rapidamente, come accade al virus influenzale stagionale, che per proteggerci ci induce a vaccinarci ogni anno. Uno studio dell’University College London, pubblicato sulla rivista scientifica Infection, Genetics and Evolutione riguardante il profilo genetico di oltre 7.500 campioni virali, estratti da altrettanti pazienti infettati dal coronavirus, individua 198 mutazioni genetiche, che potrebbero spiegare come il virus si sia adattato alla convivenza all’uomo.

Le sequenze genetiche mostrano che il coronavirus ha come antenato quello comparso a Wuhan in Cina. Le mutazioni riscontrate non dicono però nulla sulla velocità di mutazione del virus, né sulla contagiosità e pericolosità. Ci aiutano a capire quando c’è stato lo spillover e come si è diffuso.

About Erasmo Venosi

Erasmo Venosi
Erasmo Venosi già professore associato università La Sapienza, è stato componente Commissione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero ambiente per concessione autorizzazione integrata Ambientale grandi impianti industriali Italiani

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